L’opera dovrebbe intitolarsi “Donna Elvira” perché è dominata dal soprano Alessia Panza, notevole temperamento e voce enorme con armonici che ti saturano le orecchie, e usata con tecnica irreprensibile. Il suo “Mi tradì quell’alma ingrata” è uno dei migliori che io abbia mai ascoltato, e posso garantire che di “Don Giovanni” ne ho sentiti tanti, anzi troppi.
Alberto Mattioli – “La Stampa”
voce sonora e ricca di armonici, acuti saettanti più da eroina verdiana che da principessa donizettiana, Alessia Panza ha proposto una Lucrezia molto Gencer style, affrontando con disarmante sicurezza i passaggi drammatici richiesti alla parte, come il duetto con Alfonso o il finale del primo atto. La folgore finale (“Sul mio capo il ciel paventa il suo strale punitor”) vale da sola il prezzo del biglietto.
Carlo Dore – “OperaClick”
“Classe 1998, il soprano bresciano Alessia Panza, si distingue per una vocalità sana, torrenziale nelle note alte e tornita in quelle basse, nonché per l’apprezzabile tempra interpretativa”.
Stefano Balbiani – “Connessi all’Opera”
“Non sono mancati per Alessia Panza il Verdi drammatico e tormentato della Luisa Miller e la tersa sonorità della belliniana Casta diva, resa con voce altrettanto limpida dalla soprano, che, nonostante la giovanissima età, ha dimostrato in questo e negli altri brani, di saper gestire con grande naturalezza e morbidezza gli ardui filati e passaggi di registro e l’ampiezza di volume vocale.”
Gianni Coletta – “Modena today”
“Un’autentica rivelazione per vocalità, tornitura ed espressività interpretativa”
Angela Bosetto – “L’ Arena”




